Modello Contratto di Locazione Transitorio

In questa pagina proponiamo un modello di contratto di locazione transitorio e una guida su questo particolare tipo di contratto.

Il contratto di affitto temporaneo, meglio noto come contratto di locazione transitorio, è una delle forme di locazione previste dalla legge italiana. I contratti più diffusi ad oggi sono di tre tipi: i contratti a canone libero per uso abitativo, i contratti a canone concordato, sempre ad uso abitativo e i contratti di locazione per finalità commerciali.

Nel primo caso, il contratto è del tipo 4+4, ossia prevede una durata minima di 4 anni ed è rinnovabile per altri 4 anni. Nel caso di un canone concordato, la durata minima è di 3 anni ed è rinnovabile per altri 2 anni. Infine, i contratti per la locazione di immobili per l’esercizio di attività professionali, commerciali, etc., prevedono una durata minima di 6 anni e sono rinnovabili per altri 6 anni, fermo restando che parliamo anche in questo caso di canone libero.

Il canone di locazione transitorio, invece, è stato pensato per una diversa finalità. Come bene sintetizza la stessa espressione, si tratta di un contratto per la locazione di un immobile per un periodo limitato. Legalmente, esso è previsto nella durata minima di 30 giorni e una massima di 18 mesi e non è rinnovabile. Si tratta tipicamente dei contratti in favore degli studenti o dei lavoratori fuori sede, che non hanno bisogno di un vero contratto della durata di 4 anni, bensì di uno limitato nel tempo, spesso anche per poche settimane, a seguito di trasferte o per la frequenza di corsi di formazione o di studio.

Anche i contratti di locazione temporanei possono essere a canone libero o concordato. Nel primo caso, il canone viene determinato liberamente dalle parti, mentre nel secondo caso è fissato da accordi territoriali. I comuni nei quali ci si può avvalere del secondo tipo di contratto sono Roma, Milano, Napoli, Torino, Bari, Firenze, Genova, Palermo, Catania, Bologna e Venezia. Si tratta di realtà ad alta intensità abitativa, nonché di sedi universitarie abbastanza affollate, in cui la domanda di affitto di abitazioni è molto alta. In questi comuni, i canoni potranno essere superiori a quelli concordati del tipo 3+2 fino al 20%, purché tale possibilità sia contemplata nei relativi accordi territoriali.

La legge agevola, seppur di poco, l’adozione dei contratti a canone concordato. Poiché anche questa tipologia di contratto deve essere registrata, l’imposta di registrazione è fissata nella misura del 2% del canone concordato tra le parti, nel primo caso, oppure dell’1,4% del canone fissato dagli accordi territoriali. Salvo diversi accordi, le spese devono essere ripartite tra le due parti al 50%.

Il proprietario ha anche diritto a un’agevolazione fiscale pari al 15% del canone denunciato in sede di dichiarazione dei redditi, mentre per l’inquilino non è previsto alcun beneficio.

Altro aspetto da tenere in considerazione è l’obbligo legale di richiedere in anticipo due o massimo tre mensilità di affitto, a titolo di deposito cauzionale. Tali mensilità vengono restituite all’affittuario al termine del contratto, nel caso non siano stati riscontrati danni all’immobili causati dall’inquilino.

Ovviamente, anche questi contratti possono essere rinnovati, nel caso in cui l’inquilino ne faccia richiesta al locatore e questi non espliciti il suo diniego. Tuttavia, in questi casi non è possibile più, come sopra detto, ricorrere alla stipula di un nuovo contratto di locazione temporaneo, bensì dovrà essere sostituito da un contratto classico del tipo 4+4 oppure 3+2.

La norma appare piuttosto restrittiva sul punto, perché mira a limitare l’uso di questi contratti ad esigenze veramente temporanee. Nel caso in cui, però, l’inquilino dovesse avere bisogno di un periodo maggiore di affitto, magari perché la trasferta o il corso di studi si è prolungato oltre le attese, il rinnovo non sarebbe possibile, in quanto la durata necessaria dovrebbe essere prevista a suo tempo.

Bisogna anche tenere in considerazione che per essere considerato valido, questo tipo di contratto deve essere specificato per iscritto e tramite l’invio di una raccomandata. La disdetta è prevista in automatico, senza il bisogno di alcuna comunicazione, ma le parti possono convenire diversamente.

Ecco di seguito elencati i motivi per i quali il proprietario può optare per il contratto di locazione transitorio: nel caso in cui intenda vendere l’abitazione in tempi brevi; se a breve intende destinare l’immobile all’uso abitativo o all’attività propria o di un familiare, nel caso in cui debba eseguire a breve lavori di edilizia; per i casi di natura legale, legati alle separazioni e ai divorzi.

L’inquilino, invece, potrà chiedere la stipula del contratto transitorio in uno dei seguenti casi: quando è necessaria una sede diversa dalla propria residenza per prestare le cure e l’assistenza a un proprio familiare; quando è in possesso di un contratto o di un trasferimento di lavoro temporaneo; quando si è in attesa di ritornare nella propria abitazione, temporaneamente oggetto di lavori di ristrutturazione; quando si attende l’effettiva disponibilità di un immobile acquistato o assegnato da un ente pubblico.

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