Modello RLI – Guida e Fac Simile da Compilare

I contratti di locazione degli immobili vanno registrati entro trenta giorni dalla loro stipula o dal primo pagamento del canone, se antecedente alla stipula. Vediamo adesso come si compila il modello Rli, quello per la registrazione dei contratti di affitto degli immobili, appunto, contenente le novità in vigore dal 3 febbraio del 2014.

Il modello si presenta con un frontespizio, nel quale devono essere inserite le informazioni relative al trattamento dei dati personali, alla tipologia del contratto, alla data di stipula e alla durata del contratto stesso.

Successivamente troviamo una sezione dedicato ad altri aspetti inerenti sempre il contratto, quali la registrazione, la proroga, le eventuali fattispecie riguardanti le cessioni e risoluzioni, nonché la parte relativa all’intermediario che si occuperà dell’invio telematico del modello. Questi dovrà essere utilizzato anche per passare annualmente, qualora il proprietario lo ritenesse conveniente, dal regime fiscale ordinario (quello che sottopone i canoni riscossi nell’anno d’imposta alle aliquote Irpef, in sede di dichiarazione dei redditi) alla cedolare secca (il versamento forfetario dell’imposta, pari al 21% dei canoni riscossi nell’anno d’imposta o al 10%, se trattasi di contratto a canone concordato, indipendentemente dall’entità del reddito dichiarato).

Nel quadro B vanno inseriti i dati relativi sia al proprietario dell’immobile che all’inquilino. Successivamente, nel quadro C, vanno indicati, invece, i dati relativi all’immobile oggetto della locazione, avente la visura catastale.

Segue il quadro D, dove vanno indicati sia la tipologia della locazione che l’eventuale regime fiscale di riferimento, ovvero se ci si avvale del regime ordinario o della cedolare secca. La scelta può essere mutata ogni anno, perché per quanto sopra accennato, essa dipenderà essenzialmente dalla convenienze dell’uno o dell’altro regime, in base al reddito dichiarato. In realtà, dopo le ultime modifiche relative, in particolare, al maggiore beneficio previsto per i proprietari che locano l’immobile con un contratto a canone concordato, olotre che all’abbassamento delle detrazioni ammesse sui canoni riscossi (passate dal precedente 15% all’attuale 5%), è quasi automatico ipotizzare la maggiore convenienza del regime della cedolare secca.

Quanto alla presentazione del modello Rli, essa può avvenire o recandosi direttamente presso la filiale dell’Agenzia delle Entrate, oppure avvalendosi di intermediari abilitati agli invii telematici, come Caf, commercialisti, etc., ma in questo secondo caso ci si deve avvalere o della procedura semplificata, che non implica necessariamente che le parti debbano produrre la copia del contratto, oppure di quella ordinaria.

La procedura semplificata può essere utilizzata quando il numero dei locatori e dei conduttori è inferiore a 3, quando si ha una sola unità abitativa e quando il numero delle pertinenze non supera le 3 unità e, poi, quando tutti gli immobili locati hanno una rendita catastale autonoma, quando il contratto di locazione non fissa condizioni diverse da quelle inerenti i diritti e i doveri relativi all’affitto, quando il contratto è stipulato tra persone fisiche, quindi, che non locano l’immobile a scopo diversi da quello abitativo, esercizio di un’attività commerciale, professionale, industriale, artigianale, turistico.

Il nuovo modello Rli sostituisce il modello 69, ma limitatamente ad alcuni casi, ovvero per le richieste di registrazione dei contratti di locazione degli immobili e di affitto di beni immobili; per le proroghe, le cessioni e le risoluzioni dei contratti di locazione e di affitto di beni immobili; per la comunicazione dei dati catastali; per l’esercizio o la revoca dell’opzione della cedolare secca; per le denunce relative ai contratti di locazione non registrati, o relativi alla previsione di un canone mensile superiore a quello dichiarato in sede di registrazione o ai comodati fittizi.

Relativamente a quest’ultimo punto, va notato come sia molto rischioso per il proprietario dell’immobile non procedere alla registrazione del contratto entro i termini fissati dalla legge. Se l’inquilino denunciasse il locatore per l’affitto in nero, quest’ultimo sarebbe, anzitutto, tenuto al pagamento di sanzioni, pari al 120-140% dell’omessa imposta di registrazione del contratto, al 200-400% della maggiore imposta dovuta sul canone non dichiarato e al 30% dell’imposta di registrazione evasa, nel caso di pagamento tardivo.

Ma non finisce qui. La vera sanzione a cui il proprietario sarebbe sottoposto sarebbe ben più salata. In effetti, la legge prevede un sostanzioso beneficio per l’inquilino che provi che il contratto di locazione dell’immobile non sia stato registrato o che sia stato dichiarato un canone inferiore a quello effettivamente stipulato tra le parti. Esso consiste nell’assicurargli per la durata residua del contratto un canone annuo non superiore a 3 volte la rendita catastale dell’immobile.

Poniamo, per esempio, che l’immobile abbia una rendita catastale di 500 euro e che l’inquilino pagasse mensilmente un canone di 350 euro. Con la denuncia, egli non dovrebbe pagare più di 1.500 euro all’anno, ossia 125 euro al mese, poco più di un terzo di prima. Non solo, il proprietario potrà aumentare ogni anno il canone del 75% dell’indice di rivalutazione dell’Istat, quando sarebbe previsto altrimenti il 100%, nei casi di contratto di locazione a canone libero.

Download Attachments