Contratto di Locazione Uso Foresteria – Modello e Guida

In questa pagina spieghiamo quali sono le caratteristiche del contratto di locazione uso foresteria e mettiamo a disposizione un fac simile da scaricare.

Il contratto di locazione uso foresteria è un istituto peculiare presente nel nostro ordinamento, che si distingue da un ordinario contratto di locazione in quanto qui si tratta di un accordo tra il proprietario di un immobile e una persona giuridica, più precisamente una società di capitali, che prende in affitto un appartamento o altro tipo di abitazione da fornire ai propri dipendenti. Di solito parliamo di aziende con più filiali e che, quindi, spesso hanno l’esigenza di spostare i propri dipendenti tra una sede all’altra. Sappiamo quanto oneroso e spesso anche difficile sia per un lavoratore trovare in tempi rapidi un immobile e come, anzi, questa difficoltà potrebbe spingere alcuni a rinunciare ad accettare simili offerte di lavoro. Per questo, molte aziende offrono un servizio in più ai dipendenti, che si rivela importante come se si trattasse di un componente della retribuzione.

Caratteristiche del Contratto di Locazione Uso Foresteria

In termini concreti, ci troviamo davanti a un normale contratto di locazione, ma con la differenza non di poco conto che la parte contraente con il proprietario, l’azienda, non sarà quella che occuperà l’immobile, il quale verrà goduto da un terzo, ovvero il lavoratore. L’accordo va regolarizzato con scrittura privata. La disciplina della locazione per uso foresteria viene normata dal Codice Civile agli articoli 15171 e seguenti. Essa è di tipo leggero, ovvero senza grosse limitazioni alla libera determinazione tra le parti.

Il proprietario di un immobile concesso in locazione per uso foresteria ha il vantaggio di trovarsi una controparte affidabile. Difficile, infatti, che una persona giuridica non paghi puntualmente il canone, anche se sul piano fiscale non potrà godere di tutti i benefici garantiti nel caso in cui il conduttore sia una persona fisica. Per intenderci, la cedolare secca non può applicarsi ai canoni riscossi nell’anno, i quali vanno sottoposti a tassazione Irpef ordinaria. Dunque, se il proprietario dichiara un reddito medio o medio alto, sarebbe più conveniente sul piano fiscale la locazione dell’immobile a una persona fisica. Esempio, se il proprietario dell’immobile dichiara un reddito annuo di 100.000 euro, i canoni riscossi da una locazione per uso foresteria sarebbero tassati al 43%, mentre con la cedola secca lo sarebbero solamente per il 21%. Questo significa un aggravio 22%, pari a 220 euro per ogni 1.000 euro, non certo pochi.

Con la legge finanziaria del 2000 si è confermata la legittimità di questo tipo di contratto, che a differenza di tutti gli altri contratti non è regolato dalla Legge n.431/1998. La peculiarità sta nel fatto che normativa interviene in maniera piuttosto morbida, quando i contratti di locazione sono altrimenti sottoposti a una normazione piuttosto pesante, con tutele importanti in favore degli affittuari, come i massimali imposti ai canoni per metro quadrato in numerose città italiane ad alta intensità abitativa.

Come sopra abbiamo spiegato, non è possibile per il proprietario dell’immobile usufruire della cedolare secca, il più delle volte risultante preferibile al regime fiscale ordinario, certamente per i titolari di redditi medio alti. Tuttavia, la base imponibile, rappresentata dai canoni di locazione riscossi nell’anno, è oggetto di deduzione del 5% ai fini Irpef. Quanto al conduttore, azienda, sono possibili le deduzioni fiscali per i primi tre anni dal reddito aziendale, sempre in relazione sia ai canoni che alle spese di manutenzione del fabbricato.

Per quanto riguarda la durata massima di questo tipo di contratto, questa è di 30 anni, quindi un limite temporale molto lungo. Alla sua scadenza, il contratto può essere rinnovato automaticamente.

Requisiti Immobili Contratto di Locazione Uso Foresteria

Quanto all’ammissibilità di questo tipo di contratti, di recente la Cassazione è intervenuta sui mutamenti delle destinazioni d’uso, arrivando a conclusione che gli alberghi, ai quali non è consentito trasformarsi in abitazioni, non possono essere oggetto di contratti di locazione uso foresteria. Infatti, le norme in materia prevedono che per realizzare questi cambi di destinazione d’uso siano necessari interventi edilizi o almeno la Denuncia di Inizio Attività. Dunque, il contratto di locazione uso foresteria può riguardare solo immobili adibiti ad uso abitativo e non a scopi commerciali, per depositi, alberghi. Dati i vantaggi in termini di flessibilità contrattuale non previsti per altre forme di contratto in relazione alle locazioni, il legislatore tende, quindi, a restringerne il campo di applicazione, cercando di legarlo il più possibile a quelle realtà aziendali con più filiali sul territorio nazionale e che, pertanto, hanno la necessità di spostare spesso i propri dipendenti da una sede all’altra. Del resto si dibatte sulla possibilità di rendere questi contratti più restrittivi, riformando il Codice Civile. Per il momento, però, ciò non è avvenuto e, dunque, la flessibilità resta intatta. Chiaramente vi è il rischio che le parti stipulino contratti del genere per aggirare le rigidità di un contratto di locazione ordinario. In questi casi, se scoperto, oltre alle sanzioni si perviene al passaggio verso una delle tipologie contrattuali a cui la fattispecie viene ricondotta.

Fac Simile Contratto di Locazione Uso Foresteria

Il fac simile contratto di locazione uso foresteria presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in base alle proprie esigenze.

Il modello contratto di locazione uso foresteria può quindi essere utilizzato come esempio, inserendo i dati delle parti coinvolte, quelli dell’immobile e aggiungendo eventuali clausole.

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Contratto di Locazione a Uso non Abitativo – Fac Simile e Guida

In questa pagina spieghiamo quali sono le caratteristiche del contratto di locazione a uso non abitativo e mettiamo a disposizione un fac simile da scaricare.

I contratti di locazione per immobili destinati ad uso non abitativo rientrano in una disciplina distinta da quella che regola i rapporti tra proprietari di case e inquilini. Per locazione ad uso non abitativo si intende il godimento da parte del conduttore di un immobile del locatore per finalità diverse da quelle legate all’abitazione.

Durata Contratto di Locazione a Uso non Abitativo

In base a quanto stabilito dalla legge 392/1978, la durata minima prevista per il contratto dipende dall’uso che il conduttore specifica di volere fare dell’immobile. Se trattasi di svolgere attività commerciali, industriali, artigianali, di interesse turistico, impianti sportivi e ricreativi, aziende di soggiorno, organismi di promozione turistica e ogni altra attività relativa al lavoro autonomo, il contratto non può durare meno di 6 anni. Se, invece, parliamo di attività alberghiere e imprese assimilate, come stabilimenti balneari, trattorie, stabilimenti per pubblici spettacoli, la durata minima non può essere inferiore a 9 anni. Trascorso tale periodo, le norme prevedono il rinnovo automatico per un pari numero di anni.

Troviamo poi alcuni tipi di contratto di locazione non abitativa che hanno carattere stagionale, come nel caso degli stabilimenti balneari. In queste situazioni, il locatore ha l’obbligo di concedere in locazione l’immobile nello stesso periodo dell’anno successivo allo stesso conduttore, se il conduttore ha fatto richiesta con lettera raccomandata prima della scadenza del contratto.
L’obbligo del locatore ha una durata di sei anni consecutivi, che diventano nove se si tratta di locazione alberghiera.

Disdetta Contratto di Locazione a Uso non Abitativo

Non è detto che le parti vogliano rinnovare il contratto in essere alla scadenza. Se il conduttore vuole evitarlo, dovrà inviare una disdetta tramite lettera raccomandata al locatore almeno 12 o 18 mesi prima della scadenza, a seconda che si tratti di di un contratto di 6 o 9 anni.

Risulta essere, inoltre, possibile la rescissione del contratto per gravi motivi e previo preavviso di almeno 6 mesi tramite lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

Anche il proprietario può disdire il contratto, ma solo in determinate condizioni previste dalle norme, ovvero
-Se intende adibire l’immobile ad abitazione per la sua persona, il proprio coniuge o parenti entro il secondo grado in linea retta, come figli, genitori e nipoti.
-Se intende adibire l’immobile ad attività commerciali, industriali, artigianali, turistiche, alberghiere ed assimilati, impianti sportivi, ricreativi, qualsiasi altra attività di lavoro autonomo, sempre che tale attività venga esercitata direttamente o dal coniuge o altro parente entro il secondo grado in linea retta;
-Se il locatore è un ente della Pubblica Amministrazione e intende adibire l’immobile per finalità istituzionali.
-Se intende ristrutturare l’immobile, adeguando al piano comunale, e la presenza del conduttore renderebbe l’operazione non possibile.

Nel caso in cui il proprietario dell’immobile abbia disdetto il contratto, ma entro 6 mesi dal rilascio da parte del conduttore non abbia attuato la finalità per cui aveva ottenuto la disdetta, esso sarà sottoposto a sanzioni e il conduttore potrà ottenere il ripristino del contratto, il rimborso delle spese di trasloco e di altri oneri, oltre che il risarcimento del danno entro 48 mensilità di affitto, oltre alla perdita dell’avviamento.

Come si capisce, le norme tutelano in maniera importante il conduttore, tenendo in considerazione il suo interesse a un contratto di locazione quanto più stabile possibile, dato che non è neutrale per un’attività avere sede in un luogo piuttosto che in un altro. Pertanto, a meno che il proprietario dell’immobile non abbia seri motivi per chiedere la disdetta del contratto, come indicato sopra, il conduttore avrà diritto alla conclusione del contratto nei termini concordati e ad eventuali risarcimenti del danno per i casi in cui fossero avvenute violazioni da parte del locatore.

Chiaramente, il proprietario ha diritto a vendere l’immobile a terzi, anche se locato. Tuttavia, dovrà darne comunicazione al conduttore, il quale conserverà tutti i diritti relativi al suo contratto di locazione. La notifica dovrà avvenire per mezzo di un ufficiale giudiziario e, tra l’altro, dovrà essere chiesto al conduttore se intende avvalersi del diritto di prelazione. Dunque, a parità di offerta ricevuta, il conduttore avrà il diritto di acquistare l’immobile dal proprietario rispetto a terzi, avendo un interesse specifico.

Indennità per Perdita dell’Avviamento

Per evitare che il locatore prenda la decisione di non rinnovare il contratto con lo scopo di subentrare nell’attività del locatario, riprendendo qui una gestione commerciale che risulta essere già avviata e consolidata, la legge prevede un indennizzo a favore del locatario chiamato indennità di avviamento pari a 18 mensilità, elevate a 21 nel caso in cui l’attività esercitata abbia carattere turistico alberghiero.
Non è finita qui. Qualora il locatore abbia messo a disposizione l’immobile a un altro conduttore per l’esercizio di un’attività del tutto simile a quella del vecchio conduttore entro un anno dalla cessazione del precedente esercizio, visto che il nuovo conduttore si gioverà dell’avviamento del primo, il precedente conduttore avrà diritto a un indennizzo di importo doppio.
Va chiarito, però, che l’indennità per la perdita dell’avviamento potrà essere richiesta solamente dai conduttori che abbiano svolto presso l’immobile un’attività a contatto con il pubblico, quindi, non riguarda il libero professionista o il lavoratore autonomo. L’indennità non è dovuta nemmeno nei casi in cui il contratto non sia stato rinnovato o sia stato interrotto per inadempienza del conduttore.

Contratto di Locazione a Uso non Abitativo e Cedolare Secca

A differenza di quanto accade con i contratti di locazione a scopo abitativo, quelli relativi ad immobili locati ad uso non abitativo non consentono al proprietario di avvalersi del pagamento delle imposte sui canoni di locazione incassati nell’anno tramite la cedolare secca. In altre parole, la tassazione può diventare più penalizzante per i proprietari con redditi dichiarati ai fini Irpef medio alti, in quanto ai canoni riscossi vengono applicate aliquote superiori a quelle previste con la cedolare secca.

Come per i contratti di locazione ad uso abitativo, invece, esiste l’obbligo di registrazione e di pagamento delle relative imposte, le quali dovranno essere suddivise tra le parti, tranne che non sia concordato altrimenti.

Possibile anche la sublocazione del contratto da parte del conduttore, anche senza il consenso del proprietario, sempre che insieme al contratto di locazione venga ceduta anche l’attività d’impresa. Bisogna darne comunicazione al proprietario con lettera raccomandata. Questo può opporsi entro 30 giorni nel caso sussistessero gravi motivi.

Modello Contratto di Locazione a Uso non Abitativo

Il fac simile di contratto di locazione a uso non abitativo presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in base alle proprie esigenze.

Il modello contratto di locazione a uso non abitativo può quindi essere utilizzato come esempio, inserendo i dati delle parti coinvolte, quelli dell’immobile e aggiungendo eventuali clausole.

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Rettifica Contratto di Locazione – Fac Simile e Guida

In questa guida spieghiamo in cosa consiste la rettifica del contratto di locazione e mettiamo a disposizione un fac simile da scaricare.

Il contratto di locazione che regola i rapporti tra proprietario e inquilino è normalmente destinato a durare fino alla scadenza. Tuttavia, potrebbero sorgere diverse esigenze, tali da rendere necessaria una modifica del contratto medesimo. Si pensi al caso di un proprietario che ha come controparte più inquilini, come studenti universitari o lavoratori in trasferta. Il loro numero potrebbe variare nel tempo, magari perché una o più persone ha completato il percorso di studi o un lavoratore è tornato in sede o è stato trasferito presso un’altra città. In questi casi il canone di locazione complessivamente stabilito sarà verosimilmente abbassato, perché gli inquilini rimasti vincolati al contratto sono di meno.

Modifica del Contratto di Locazione

In teoria, non dovrebbe essere necessaria alcuna registrazione formale, trattandosi di una modifica accessoria. Tuttavia, se una delle parti lo richiede, servirà la rettifica del contratto. In genere, nel caso di riduzione del canone di locazione è il proprietario ad avere la convenienza di fare registrare la modifica, in modo da abbassare il canone di locazione imponibile su cui applicare le imposte da versare. Se, invece, la modifica del contratto va nel senso di un aumento del canone di locazione, questa va obbligatoriamente registrata entro 20 giorni. Facile capire il perché, va segnalato per fare in modo che il Fisco possa riscuotere le maggiori imposte dovute.

Un altro caso per cui risulta possibile dovere rettificare il contratto di locazione riguarda la sua durata. Le modifiche vanno registrate per la cessione, la risoluzione o la proroga originaria del contratto, anche se questo era stato stipulato verbalmente o con scrittura privata, anche non autenticata. La rettifica comporta il pagamento di un’imposta da 67 euro, la quale va versata entro 30 giorni dal verificarsi dell’evento.

I contratti di locazione uso abitativo devono essere redatti in forma scritta a pena di nullità, in base a quanto stabilito dall’articolo 1, ultimo comma, della Legge n. 431/1988 e lo stesso dicasi per le integrazioni, ai sensi dell’Articolo 1325 del c.c. In forma libera, invece, possono essere i contratti di locazione diversi da quelli abitativi. Quando parliamo di rettifica, essa dovrà avvenire, se dovuta, all’Agenzia delle Entrate, contestualmente al pagamento dell’imposta di bollo, l’imposta di registro e le altre indirette.

Riepilogando, sono quattro le situazioni principali per le quali potrebbe risultare necessaria la modifica del contratto
-Aumento del canone di locazione.
-Abbassamento del canone di locazione.
-Modifica delle clausole relative al diritto di recesso dell’inquilino.
-Modifica delle clausole relative alla ripartizione delle spese.

Registrazione della Rettifica del Contratto di Locazione

Sono soggetti a registrazione tutti i contratti di locazione della durata superiore ai 30 giorni, anche non continuativi nell’anno solare, così come le cessioni del contratto di locazione, le risoluzione del medesimo e le proroghe.

In base a quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 60/E/2010, la rettifica del contratto di locazione non rientra nelle fattispecie contemplate dall’articolo 17 del TUR in quanto non concretizza una ipotesi di cessione risoluzione o proroga dell’originario contratto di locazione, e nella previsione dettata dall’articolo 19 che impone di assoggettare a registrazione qualsiasi evento successivo alla registrazione che dia luogo ad una ulteriore liquidazione dell’imposta. La registrazione della rettifica non è quindi obbligatoria.

La registrazione della modifica di un contratto serve però per dare certezza alla data in cui è avvenuta la rettifica in oggetto.

Costo Registrazione Rettifica del Contratto di Locazione

Come detto, l’imposta di registro dovuta è di 67,00 euro, alla quale si somma l’imposta di bollo di 16,00 euro per ogni quattro facciate di contratto e, comunque, ogni 100 righe.

Tuttavia, non sempre tali imposte vanno sostenute. Per le modifiche contrattuali che si registrino a seguito di una riduzione del canone di locazione, non sono obbligatorie. Come sappiamo, in questi casi non è nemmeno obbligatoria la registrazione stessa della modifica, visto che essa risulta favorevole all’inquilino e in sua assenza il Fisco incasserebbe un gettito maggiore dal proprietario, applicando le aliquote al vecchio canone.

La modifica, se obbligatoria, deve essere registrata entro 30 giorni dalla sottoscrizione. Nel caso in cui vi fossero ritardi, oltre alle imposte bisognerà versare le relative sanzioni. Allo scopo, ci si può avvalere del ravvedimento operoso, un istituto che consente di regolarizzare la propria posizione fiscale, pagamento sanzioni e interessi di mora di inferiori a quelli che il Fisco applicherebbe di suo con l’accertamento dell’irregolarità.

Fac Simile Rettifica del Contratto di Locazione

Il fac simile di rettifica contratto di locazione presente in questa pagina è relativo alla riduzione del canone di locazione. Il modulo può essere scaricato e modificato in base alle proprie esigenze.

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Proposta di Locazione – Fac Simile e Guida

In questa guida spieghiamo in cosa consiste la proposta di locazione e mettiamo a disposizione un fac simile da scaricare.

Iniziamo con lo spiegare che il proponente è colui che fa la proposta di locazione, in quanto interessato a prendere l’immobile in locazione. La proposta si definisce irrevocabile quando contiene le condizioni che, una volta sottoscritte dall’altra parte, diventano efficaci e vincolanti.

Chiaramente, per fare in modo che ciò avvenga, risulta necessario che le due parti abbiano concordato e sottoscritto la proposta. Pertanto, bisogna passare per l’accettazione da parte del proprietario dell’immobile, che rappresenta il momento in cui questo accetta le condizioni proposte dalla parte interessata a prendere l’immobile in locazione. Successivamente, si ha la conclusione dell’affare, quando diventa chiaro che il proprietario dell’immobile ha accettato la proposta e l’ha sottoscritta, vincolandosi al suo contenuto.

Sappiamo dalla pratica quotidiana che un contratto di locazione generalmente avviene dietro deposito di una caparra confirmatoria. Si tratta di una somma di denaro che fa in modo che se una parte cambia idea rispetto agli impegni assunti, l’altra possa trattenere la somma. Se a ripensarci è il proprietario dell’immobile dopo l’accettazione, il proponente avrà diritto di riscuotere una somma pari al doppio della cifra consegnatagli.

Concetto più articolato si ha per il deposito cauzionale. Qualcuno lo confonde con le mensilità anticipate, generalmente pari a due. Non è così. Le norme spiegano che si tratta di una somma che il proprietario dell’immobile ha diritto a chiedere alla controparte all’atto della sottoscrizione del contratto di locazione in qualità di garanzia sulla riconsegna dell’immobile senza danni. Dunque, non equivale a un anticipo di due mensilità da scontare alla fine del contratto, anche se può accadere che il proprietario, in previsione della sua scadenza, non faccia più pagare all’inquilino le ultime mensilità corrispondenti alla cifra del deposito cauzionale. Tuttavia, esso andrebbe formalmente restituito alla fine del contratto, ovvero all’atto della riconsegna dell’immobile da parte dell’inquilino, una volta che il proprietario si è accertato dell’assenza di danni provocati da questi.

Andando avanti con la terminologia relativa alla proposta di locazione, troviamo la stipula, che è il momento di conclusione del contratto. Questo avrà un termine di decorrenza, ovvero una data a partire dalla quale il contratto ha inizio, che non necessariamente coincide con quella di conclusione del contratto. Le parti possono, per esempio, stipulare un contratto di locazione in data 10 maggio e prevedere che esso abbia efficacia a partire dal 20 ottobre, magari perché il proprietario vuole prima ristrutturare l’immobile o intende utilizzarlo per qualche altro mese.

Se la locazione di un immobile passa per un agente immobiliare, questi avrà diritto alla provvigione, un compenso che grava su entrambe le parti in misura eguale, a garanzia dell’imparzialità del lavoro svolto. La provvigione è fissata come percentuale rispetto al canone mensile concordato. Può accadere, però, che l’agente immobiliare e il proponente abbiano stipulato a loro volta una clausola che consiste nella possibilità concessa al secondo, dietro il pagamento di una data somma, di ritirarsi dalla trattativa, prima ancora che il proprietario dell’immobile ne sia venuto a conoscenza.

Dopo avere snocciolato un minimo di terminologia, passiamo alla sostanza. Se abbiamo visto un immobile e siamo seriamente intenzionati a prenderlo in locazione, al fine di bloccarlo, facciamo una proposta di locazione immobiliare al proprietario, consistente in un documento scritto con cui ci si impegna a prendere una casa in locazione alle condizioni indicate. Come detto, la proposta si perfeziona con l’accettazione da parte del proprietario dell’immobile.

Per fare in modo che essa sia validamente scritta, deve contenere l’impegno alla stipula del contratto di locazione definitivo entro una data fissata, deve includere una descrizione dell’immobile e con la dichiarazione di averlo visto e che esso è piaciuto nella condizioni in cui si trova, deve indicare il canone mensile, oneri inclusi, e definire la tipologia, la durata e la data di decorrenza del contratto, oltre che indicare la cauzione depositata e l’eventuale rilascio della caparra o del deposito fiduciario.

Dunque, quando vi accingete ad avanzare una proposta di locazione, accertatevi per prima cosa di avere chiari tutti gli elementi che la rendono valida e, in particolare, che il suo oggetto sia suscettibile di valutazione economica, altrimenti sarebbe una proposta vaga, non definita e, quindi, nemmeno valida. Per le conseguenze sopra indicate nei casi di inadempienza, bisogna firmare solo dopo attenta valutazione e con la certezza di avere modo di dare seguito al contratto alla data indicata, altrimenti si rischia di perdere la caparra confirmatoria. Siate, infine, consapevoli anche dei vostri diritti, specie in relazione all’eventuale mancata consegna dell’immobile alla data indicata, che comporta l’obbligo in capo al proprietario di restituire il doppio della somma da voi consegnata precedentemente.

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Garante del Contratto di Locazione

In questa guida spieghiamo quale risulta essere il ruolo del garante nel contratto di locazione.

Il contratto di locazione si ha tra un soggetto chiamato locatore e uno chiamato conduttore. Il primo è il proprietario e il secondo è colui che intende prendere possesso dell’immobile. Nel gergo comune, si ha un proprietario che affitta un immobile a un inquilino. Sappiamo però che sul piano normativo, l’affitto fa riferimento ad altre fattispecie.

Siglando questo contratto, il conduttore o inquilino si impegna a versare mensilmente al locatore o proprietario un determinato canone di locazione. Trattandosi di contratti dalla durata pluriennale, tipico è quello di 4+4 anni, inerente il contratto di locazione di un immobile a scopo abitativo, la preoccupazione principale del locatore è sempre quella di non essere in grado di riscuotere i canoni periodici, per esempio, perché l’inquilino potrebbe perdere il lavoro o perché possiede un’occupazione saltuaria. Sappiamo quante volte, infatti, in Italia molti proprietari preferiscano persino lasciare l’immobile vuoto e infruttifero per evitare il rischio di trovarsi davanti a un inquilino moroso, a causa anche di norme tipicamente favorevoli a questo.

Per questo può intervenire la figura di un garante, ovvero di colui che obbligandosi personalmente verso il creditore, garantisce l’adempimento dell’obbligazione. Nel nostro caso, il garante, detto anche fideiussore, si impegna a garantire il pagamento dei canoni mensili in favore del locatore, nel caso in cui non vengano adempiuti dal debitore originario e principale, che resta l’inquilino. Un caso tipico di fideiussione per i contratti di locazione si ha quando uno studente ha la necessità di prendere casa nei pressi della facoltà universitaria in cui studia. Quasi sempre si tratta di un soggetto sprovvisto di reddito proprio, per cui formalmente non avrebbe alcuna possibilità di pagarsi da solo il canone. In genere, chiede quindi la garanzia a uno dei genitori dello studente, che è nella sostanza colui che direttamente o tramite lo studente sborsa mensilmente la somma dovuta.

Dunque, vediamo come funziona la garanzia. Tizio stipula con Caio un contratto di locazione e Sempronio garantisce per i pagamenti di Tizio verso Caio. Ipotizziamo che Tizio non paghi uno o più canoni mensili, avendo perso il lavoro. A questo punto, Caio sollecitatolo inutilmente, si rivolge a Sempronio, che sarà tenuto a pagare per suo conto. Così facendo, il locatore ha un’alta probabilità di venire soddisfatto integralmente dell’obbligazione. Infatti, egli ha davanti non una, ma due controparti formalmente debitrici nei suoi confronti. Se quella principale non risulta adempiente, si chiede l’adempimento alla seconda, ovvero a quella garante. Va detto che la garanzia potrebbe essere concessa sia per un periodo che per l’intera durata del contratto. Per esempio, un genitore potrebbe agevolare un figlio lavoratore fuori sede, garantendo per il pagamento dei canoni per i primi mesi, in modo da consentirgli di consolidare la propria posizione finanziaria, ma lasciando che successivamente sia egli stesso a provvedere senza alcuna copertura formale.

La funzione della garanzia per un contratto di locazione appare importante per ampliare l’offerta di immobili, specie nelle zone ad alta intensità abitativa, dove la domanda è solitamente più elevata e non si trovano tutte le case disponibili per i potenziali inquilini. La garanzia avvicina domanda e offerta, riducendo i dubbi dei proprietari, i quali hanno una maggiore tutela in caso di inadempienza dell’inquilino. Facciamo presente, però, che la garanzia non sostituisce la necessità per l’inquilino di pagare una somma di denaro, la cauzione, all’atto della stipulazione del contratto, a titolo precauzionale per i casi di danni da lui provocati nel corso del contratto. Inoltre, per fare in modo che la garanzia sia valida, è necessario che essa venga inserita nel contratto, indicando i dati del garante, compresi il suo codice fiscale e l’identificazione del suo documento di riconoscimento. Chiaramente è obbligatoria la sua firma, altrimenti non si avrebbe mai formalmente la certezza che la garanzia personale offerta sia veritiera.

Esiste una peculiarità fiscale in materia. Sappiamo che i contratti di locazione tra persone fisiche, stipulati dal proprietario avvalendosi del regime della cedolare secca, non prevedono il pagamento dell’imposta di registro  e di quella di bollo. Nel caso, però, in cui fosse presente la garanzia personale, si è tenuti a versare al Fisco l’imposta di registro, fissata nello 0,50% di un anno di canoni di locazione e in non meno di 200 euro. Nel caso, invece, che il terzo si limiti a versare in favore del conduttore dell’immobile il deposito cauzionale, l’imposta di registro dello 0,50% viene commisurata proprio all’entità del deposito stesso. Dunque, l’unica differenza sul piano fiscale è quella relativa al balzello previsto sulla garanzia prestata, che altrimenti non sarebbe dovuta con la cedolare secca.

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